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Come montare una presa accendisigari sulla propria moto? I passaggi pratici per evitare cortocircuiti

📅 11 Agosto 2026✍️ di Sonia Carlevaris⏱️ 7 min di lettura

La prima volta che ho deciso di portare in carena una presa accendisigari, l’alba sopra le colline umbre aveva ancora il profumo dell’erba bagnata. Il navigatore lampeggiava una batteria stanca e io, diretta a un’uscita off-road con il mio gruppo di ragazze, sapevo che una ricarica d’emergenza poteva fare la differenza tra una traccia chiusa e una giornata persa. Smontare e rimontare in garage l’ho imparato da bambina, ma in strada la regola non cambia: l’elettricità non perdona leggerezze. È qui che comincia la storia di un montaggio semplice, ma da fare con la testa, per evitare cortocircuiti e seccature.

Perché aggiungere una presa e dove posizionarla

Una presa accendisigari, oggi, è meno “accendino” e più energia di servizio. Alimenta navigatori, smartphone, compressori tascabili, persino piccoli caricatori per action cam. Il primo nodo da sciogliere è dove collocarla: bisogna pensarla come un passeggero discreto. Sul manubrio è a portata di mano, ma esposta a pioggia, vibrazioni e raggi diretti del sole. Nel sottosella è protetta, però lontana dai dispositivi e soggetta all’ingombro dei bagagli. In carena o dietro un cupolino, invece, spesso trova il suo equilibrio, schermata dal vento e abbastanza vicina alla strumentazione per collegare ciò che serve senza cavi svolazzanti.

Io cerco sempre un punto solido, con spazio per la ghiera di serraggio e una gomma di tenuta efficace. La presa con tappo ben chiudente e corpo resistente è un investimento su cui non si deve tirare al risparmio: l’acqua e la polvere cercano fessure invisibili e, una volta dentro, fanno danni silenziosi.

Componenti giusti e sicurezza prima di tutto

Il cuore del lavoro non è solo la presa, ma il circuito che la nutre. Servono cavi con sezione adeguata, con un 1,0-1,5 mm² che si adatta alla maggior parte degli usi da presa accendisigari, e soprattutto un portafusibile in linea installato vicino al polo positivo della batteria. La distanza conta: più il fusibile è vicino, meno tratta di cavo resta esposta a corti accidentali. Il valore del fusibile dipende dalla presa e dal carico previsto, ma un 10 ampere è spesso il compromesso giusto per accessori leggeri e compressori compatti.

La differenza, spesso, la fa un relè comandato da un positivo sottochiave. Così, a motore spento, la presa non resta alimentata, evitando di scaricare la batteria la notte o durante una sosta lunga. Trovare una linea sottochiave non significa pizzicare a caso un cavo nella matassa: conviene usare un multimetro e identificare un punto che riceva tensione solo con il quadro acceso, come la linea della luce di posizione o una predisposizione accessori. Sulle moto più moderne la prudenza raddoppia: l’impianto dialoga su bus digitali, e interferire può creare spie e anomalie. Qui conviene ricordare che sistemi come il CAN bus non amano prelievi pirata: meglio usare un adattatore dedicato o un kit relay-fuse box progettato proprio per accessori.

Infine, i terminali. Una crimpatura fatta con pinza a cricchetto, guaina termorestringente e nastro telato sono i piccoli lussi dell’affidabilità. La saldatura può sembrare elegante, ma su una moto, tra vibrazioni e flessioni, una crimpatura di qualità spesso è più duratura.

Il collegamento passo dopo passo

La scena si apre con la moto sul cavalletto, chiave lontana e batteria a riposo. Il primo gesto è scollegare il polo negativo, poi il positivo. È una coreografia semplice che evita scintille non invitate. A banco preparo il cablaggio: dal polo positivo parto con un tratto di cavo rosso verso il portafusibile in linea; dall’altra uscita del portafusibile proseguo verso il morsetto 30 del relè. Dal morsetto 87, il cavo corre alla presa, sempre rosso, fino al terminale positivo della stessa. La massa della presa, in nero, torna al polo negativo batteria o a un punto di massa affidabile sul telaio, ripulito fino al metallo nudo e protetto poi con uno spray anticorrosione.

La bobina del relè chiude il cerchio: il morsetto 85 va a un positivo sottochiave individuato con il multimetro, il 86 a massa. In questo modo, quando giro la chiave, il relè scatta e consegna corrente alla presa; quando la spengo, tutto tace. Se la moto dispone di una linea accessori predisposta, il gioco è ancora più pulito: niente vampirismi, solo connessioni previste dal costruttore.

Il passaggio dei cavi non è una corsa a ostacoli, ma un cammino ragionato lungo il fascio originale. Io preferisco seguire le linee della moto, fissando con fascette morbide a passo regolare e lasciando la giusta lasca in zona cannotto, dove il manubrio gira e tira. Ogni volta che si attraversa una lamiera o una plastica con un foro, una boccola in gomma è il guardiano che impedisce al bordo di segare il cavo nel tempo. Quando tutto è in posizione, la guaina telata addolcisce vibrazioni e sfregamenti, mentre la termorestringente sigilla i punti di giunzione.

Errori da evitare, piccole astuzie da ricordare

Il più comune errore è banale e fatale: collegare la presa direttamente alla batteria senza fusibile. Il secondo è usare sezioni di cavo troppo sottili, che scaldano e cedono proprio quando chiediamo più corrente. Un terzo è fidarsi di giunte volanti e nastro isolante scadente: il caldo del motore e l’umidità fanno presto a trasformarli in una gelatina appiccicosa.

C’è poi l’equivoco della massa casuale: avvitarla su una vernice non grattata significa, spesso, creare un contatto intermittente che fa impazzire qualsiasi accessorio. Io, quando posso, preferisco tornare direttamente al polo negativo o a una staffa ufficiale di massa. E se prevedo di usare dispositivi sensibili all’acqua, scelgo una presa con tappo e guarnizioni serie. Il grado di protezione dichiarato non è un orpello di marketing: anche una semplice pioggerella, se trova la strada aperta, ossida contatti e li indebolisce fino al cortocircuito ritardato.

Un’ultima astuzia riguarda la compatibilità: alcune moto europee montano prese da 12 mm tipo DIN, più compatte e saldo ancorate. Se avete già accessori con quel formato, può valere la pena scegliere quella via. In alternativa, la classica presa da auto è universale, ma più ingombrante; in entrambi i casi, cappuccio chiuso quando non in uso, sempre.

Test, impermeabilità e manutenzione

Quando il cablaggio è finito, prima di rimontare carene e coperture, faccio una serie di prove. Ricollego la batteria, imposto il multimetro e verifico che alla presa arrivino circa 12,4-12,8 volt a motore spento. Accendo il quadro, controllo che il relè scatti, poi avvio il motore. Con l’alternatore in carica la tensione sale tra 13,8 e 14,4 volt; è un buon segnale. Collegare un carico reale, come un caricatore da 2 ampere, è il modo migliore per scovare falsi contatti: se il voltaggio crolla o il fusibile salta, la pista va ripercorsa a ritroso, cercando schiacciamenti, polarità invertite o un contatto con massa non previsto.

Per la protezione dall’acqua, applico un velo sottile di grasso dielettrico sui contatti della presa e controllo il tappo. Se la moto frequenta polvere e fango, un controllo stagionale sullo stato delle fascette e della guaina è una piccola assicurazione. In estate, quando il calore dilata tutto, è il momento in cui gli accoppiamenti si rivelano: meglio una fascetta in più che un cavo che batte su una staffa.

Chi vive la città avrà un’ulteriore attenzione: i cablaggi aggiuntivi non devono intralciare sterzo o comandi e devono restare invisibili quanto basta. Anche il rispetto del Codice della strada passa dall’evitare sporgenze e installazioni improvvisate che possano compromettere la sicurezza. Una presa ben integrata è quella che non si nota.

Una chiusura che sa di partenza

Quando tutto funziona, la soddisfazione è quella antica del garage del nonno: fare bene le cose, con calma e metodo. La presa accendisigari non è un trofeo da esibire, è un alleato silenzioso. In viaggio, mentre la linea blu del navigatore scorre lungo un crinale, quella piccola porta di energia fa il suo lavoro senza chiedere nulla. Penso al percorso dei cavi, al click del relè sottochiave, al fusibile pronto a immolarsi se qualcosa va storto. È elettricità che rispetta le regole, e proprio per questo ci lascia liberi di allungare l’orizzonte. La mattina in cui l’ho montata, là sopra le colline umbre, ho capito che la differenza sta nei dettagli invisibili. È da lì che parte ogni buon viaggio.

Sonia Carlevaris

Sonia, cresciuta tra le colline umbre, ha iniziato a smontare e rimontare moto nel garage del nonno. Oggi è parte attiva di un gruppo off-road femminile e ama testare accessori tecnici come stabilizzatori e protezioni. Condivide consigli pratici per chi vive la moto ogni giorno.

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